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Pasquale Boninsegni e la scuola di Losanna

Fiorenzo Mornati
Pasquale Boninsegni e la scuola di Losanna

Utet, Torino, 1999

Questa monografia di Fiorenzo Mornati ha il merito di procedere ad una ampia ricostruzione storiografica della figura e dell’opera di Pasquale Boninsegni (1869-1939), economista, che, nella prima metà del Novecento, raggiunse una posizione di straordinario prestigio internazionale per aver avuto la sorte di diventare l’ultimo esponente della celeberrima “Scuola di Losanna”. Boninsegni, infatti, attraverso vicende rocambolesche e nonostante un curriculum di studi tutt’altro che lusinghiero, divenne il diretto successore di Pareto nella cattedra che era stata di Léon Walras.

La buona sorte, che accompagnò Boninsegni nella carriera accademica, tuttavia, non lo segui nella considerazione dei posteri. Per quanto la sua produzione scientifica, comunque, non avrebbe mai potuto reggere il confronto con tali predecessori, tuttavia il suo contributo venne inesorabilmente oscurato, particolarmente nella storiografia italiana, dalla stroncatura senza appello, che gli diresse Jannaccone tacciandolo di plagio. A questo si aggiunga la sua incondizionata adesione al fascismo, che lo portò fatalmente alla definitiva epurazione dalla critica economica del periodo postbellico.

Stante questa situazione, lo studio copre un vuoto ripercorrendo, passo a passo, la biografia di Boninsegni attraverso una ricerca condotta principalmente attraverso materiale archivistico inedito. Il quadro, che ne emerge, è straordinariamente avvincente, un po’ per la spregiudicatezza, quasi romanzesca, dell’economista romagnolo, ed un po’ per l’inusuale prospettiva, nella quale si vedono muovere personaggi tanto noti della storia, non soltanto, del pensiero economico.

La vicenda di Pasquale Boninsegni, discreto matematico, socialista militante ed esule in Svizzera, prese una svolta decisiva grazie all’incontro con Vilfredo Pareto, che lo inizierà alla scienza economica e finirà col designarlo quale suo successore, a seguito della tanto singolare quanto repentina caduta in disgrazia dell’allievo, in precedenza, prescelto, Vittorio Racca.

Con ampiezza di documentazione viene, quindi, illustrata l’attività universitaria di Boninsegni, caratterizzata da uno straordinario carico didattico, che comunque non ne compromise un rinnovato impegno politico. Impegno che, a fine carriera, culminò con la totale adesione al fascismo, alimentata dal culto personale per un suo antico allievo, Benito Mussolini. Questi, tardivamente, lo ricambiò con la nomina a senatore, che giunse poco tempo prima della morte, che colse il professore riminese alla vigilia del secondo conflitto mondiale.

Ricostruita la biografia, la seconda parte del volume prosegue, affrontando il tema, non poco impegnativo, del pensiero economico di Pasquale Boninsegni.

L’analisi dottrinale sembra, a questo riguardo, voler ricercare gli aspetti fondamentali, nei quali il pensiero di Boninsegni si differenzia da quello del suo illustre Maestro. In effetti, la scuola italiana di Pareto passò, in generale, per essere caratterizzata da un elevato grado di omogeneità con le tesi del suo fondatore. E Boninsegni, in particolare, era stato consegnato alla storia del pensiero economico come un mero ripetitore, o poco più. Francamente, però, tale giudizio era stato attribuito in modo troppo sommario per poter risultare soddisfacente. In questa situazione una valutazione storicamente distaccata necessitava del giusto approfondimento, che questo studio svolge accuratamente, prendendo in esame il pensiero di Pasquale Boninsegni sulla base dell’intera sua produzione, edita ed inedita, ad oggi rimasta.

Al riguardo, sul piano dell’economia pura viene messo in evidenza come la valutazione complessiva dell’opera non possa basarsi esclusivamente sui lavori maggiormente diffusi, quali il Précis d’économie politique o il Manuel élémentaire d’économie politique,che, per le precise finalità didattiche, rappresentano una esplicita riproposizione della dottrina paretiana. Al contrario l’incompiuto e più maturo Traité d’économie politique e gli articoli su questioni specifiche di economia pura consentono di evidenziare i più originali contributi boninsegnani rispetto alla visione paretiana. Al riguardo occorre segnalare un rilevante tentativo di generalizzazione dell’equilibrio economico, in prosecuzione con la linea dottrinale della Scuola di Losanna, e la specificazione di una teoria del consumatore, per la quale Boninsegni è collocabile tra i precursori della formulazione dell’equilibrio del consumatore. Questi contributi all’economia pura, seppure non segnarono lo sviluppo del pensiero economico successivo, emergono con una originalità tale da discostare, certamente, il loro Autore dalla ripetizione paretiana.

Vengono, quindi, passati in rassegna gli studi di economia applicata, quantitativamente maggiori e dedicati particolarmente ad argomenti quali la statistica metodologica, la demografia, l’economia monetaria e la finanza. Questi lavori, pur con qualche spunto innovativo e, comunque, pregevoli per il rigore metodologico e la completezza dei contenuti, sono riconducibili ad un tentativo di mantenere aggiornato il Cours di Pareto, dal cui solco sostanzialmente non si discostano. Per tale ragione appare con evidenza come il contributo applicativo risulti più datato rispetto alle prove fornite in tema di economia pura.

Questo volume di Mornati si chiude con una valutazione storiografica complessiva, che completa con un pregevole quadro critico e comparativo un lavoro originale, esauriente e rigoroso su un protagonista dimenticato del pensiero economico del primo Novecento.