Liceo "Giulio Cesare" - "Manara Valgimigli"
 
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GIRA IL MONDO COME SE NON AVESSI UNA CASA

Il 16 Gennaio 2016, alle dieci di sera, io e la mia classe stavamo volando verso Siviglia, Andalusia. Siamo riusciti a calmare chi aveva paura delle nuvole, a chiarire i dubbi di chi il mondo non l’aveva mai visto da una prospettiva diversa, ma soprattutto la nostra voglia di viaggiare ha prevalso sulle tragedie che in quel periodo hanno fatto piangere il mondo. Ad un certo punto, con i bagagli in mano, non eravamo solo una classe, ma un gruppo di amici che, oltre alla fame dopo essere scesi dall’aereo,  avevano in comune quella luce negli occhi di chi è esattamente dove vorrebbe essere.

Spagna, una realtà differente e molto distante da quella a cui eravamo abituati in Italia, è bastato uscire dall’aereoporto e respirare una nuova aria, per capire che quella sarebbe stata una delle esperienze più belle della nostra vita.

I nostri compagni spagnoli ci hanno accolto con un’euforia che ci ha scaldato il cuore, c’era una confusione tremenda, ma non quel rumore che c’è in classe, contaminato dalla noia, una confusione creata da sorrisi, abbracci e baci. Superata, con disinvoltura oserei scrivere, la paura di aver perso documenti o bagagli, abbiamo ovviato anche alla difficoltà di impostare per sette giorni il nostro cervello sulla lingua spagnola. Ci siamo adattati agli orari delle famiglie che ci ospitavano e alle loro abitudini, restando a scuola fino alle tre di pomeriggio e cenando alle undici di sera o persino a mezzanotte. Durante le visite ai vari monumenti e le passeggiate in centro, fra i ragazzi italiani e quelli spagnoli sono nate moltissime amicizie, parole nuove, ibride fra le due lingue, e nuovi amori. Abbiamo percorso le vie di Siviglia, visitando la Cattedrale e i giardini dell’”Alcàzar”, fermandoci ad ammirare “Plaza del Salvador”. Abbiamo scattato foto sulle scale de “las Setas”, riso a voce troppo alta nella “Plaza de España”  e ammirato l”Ayuntamiento”. Durante le ore di lezione dei nostri compagni abbiamo fatto una colazione tipica di Siviglia, ballato Sevillana e Rumba nella palestra della scuola e fatto shopping nel centro commerciale dall’altra parte della strada. Abbiamo anche passeggiato nel quartiere Ebraico della città, abbiamo preso un pullman per andare a Còrdoba e guardato un film nel cinema di Mairena, sempre accompagnati dai nostri amici spagnoli. Il penultimo giorno siamo andati in gita al Parco di Doñana e l’ultimo giorno, benché tristi a causa del nostro imminente ritorno in Italia, abbiamo organizzato un pic-nic al Parco Porzuna e una piccola festicciola per salutarci nel modo migliore.

Posso affermare, dopo aver guardato gli occhi dei miei compagni di classe una volta tornati, che viaggi come quello che abbiamo fatto noi cambiano gli alunni. Nonostante il male ai piedi a fine giornata a causa delle lunghe camminate, nonostante alcune incomprensioni che ci sono state fra italiani e spagnoli e nonostante la nostalgia che tutt’oggi, dopo due mesi, noi di 2B abbiamo della Spagna, parlo a nome di tutti quando dico che ne è valsa veramente la pena. Lo rifaremmo senza indugio perché il modo più interessante che esista per studiare una lingua è viaggiare, viverla.